Salta al contenuto

Periodica Magazine: lo spazio per il dialogo aperto

Le tue tette ti stanno chiedendo queste 5 cose: non ignorarle!

Le tue tette ti stanno chiedendo queste 5 cose: non ignorarle!

Le tue tette ti parlano Il seno cambia continuamente. Non è qualcosa di statico: reagisce agli ormoni, al ciclo mestruale, alla temperatura, allo stress e a molti altri fattori della vita quotidiana. Per questo motivo osservare il proprio seno, imparando a riconoscere i suoi cambiamenti, è uno dei modi più semplici per conoscere meglio il proprio corpo. Spesso piccoli segnali che sembrano strani o preoccupanti sono in realtà normali risposte fisiologiche. Altre volte, invece, possono essere un motivo per chiedere il parere di un medico. Vediamo cinque segnali che il seno può mandare e cosa significano. 1. Cambiamenti nei capezzoli Il capezzolo e l’areola possono cambiare nel tempo e reagire a diversi stimoli. Ad esempio, un piccolo rigonfiamento del capezzolo può essere dovuto a una cisti benigna o a un cambiamento temporaneo dei tessuti. In questi casi non è necessariamente qualcosa di preoccupante, ma è sempre utile farlo valutare da un medico se il cambiamento persiste. Sull’areola possono comparire anche piccole escrescenze o puntini, che spesso sono semplicemente le aperture dei condotti mammari o delle ghiandole sebacee. Possono diventare più visibili o gonfiarsi leggermente a causa dello sfregamento o di variazioni ormonali. In generale, è utile prestare attenzione se si notano cambiamenti improvvisi o persistenti nella forma o nell’aspetto del capezzolo. 2. Irritazioni sotto il seno Una delle cause più comuni di irritazione sotto il seno è molto più semplice di quanto si pensi: il reggiseno. Il ferretto, il tessuto sintetico o semplicemente l’attrito possono irritare la pelle, soprattutto se il reggiseno viene indossato per molte ore o lavato poco frequentemente. Anche detergenti aggressivi, residui di sapone o il sudore possono provocare arrossamenti o prurito nella piega sotto il seno. Per ridurre il rischio di irritazioni può essere utile: cambiare reggiseno frequentement preferire tessuti traspiranti lavarlo dopo pochi utilizzi mantenere la zona il più possibile asciutta Sono piccoli accorgimenti che possono fare una grande differenza nel comfort quotidiano. 3. Capezzoli turgidi: non sempre è quello che pensi Quando i capezzoli diventano più duri o prominenti, spesso si pensa subito all’eccitazione sessuale. In realtà la spiegazione è molto più ampia. I capezzoli contengono fibre muscolari lisce che si contraggono quando vengono stimolate. Questo può succedere durante l’eccitazione, ma anche per altri motivi. Uno dei più comuni è il freddo. La contrazione dei muscoli del capezzolo è infatti una risposta automatica del corpo alla temperatura. È quindi una reazione fisiologica normale e non sempre legata al piacere o alla sessualità. 4. I primi segnali della gravidanza Il seno è spesso una delle prime parti del corpo a cambiare durante l’inizio di una gravidanza. Molte persone notano: seno più pieno o gonfio maggiore sensibilità al tatto vene più visibili capezzoli più scuri Questi cambiamenti sono legati all’aumento degli ormoni nelle prime settimane di gravidanza e alla preparazione del corpo all’allattamento. Se il ciclo tarda ad arrivare e il seno appare diverso dal solito, potrebbe essere uno dei segnali che il corpo sta attraversando un cambiamento importante. 5. Il seno prima delle mestruazioni Molte persone sperimentano cambiamenti al seno nei giorni che precedono il ciclo mestruale. È comune avvertire: gonfiore tensione sensibilità a volte anche prurito Questi sintomi sono legati alle variazioni di estrogeni e progesterone che avvengono nella fase premestruale. Si tratta di una risposta fisiologica molto diffusa. Tuttavia, se il prurito o il dolore diventano intensi, persistenti o diversi dal solito, è sempre consigliabile confrontarsi con un medico. Conoscere il proprio corpo è il primo passo Il seno cambia nel corso della vita: durante il ciclo, con l’età, in gravidanza o semplicemente in risposta a fattori quotidiani come il freddo o l’abbigliamento. Imparare a riconoscere questi cambiamenti non significa diventare ipercontrollanti, ma sviluppare maggiore consapevolezza del proprio corpo. Osservarsi ogni tanto, capire cosa è normale per sé e notare eventuali variazioni è uno dei primi strumenti di prevenzione.

Saperne di più
A cosa servono i peli sui capezzoli?

A cosa servono i peli sui capezzoli?

Prima o poi capita a molte persone: ti guardi allo specchio e li noti.Piccoli, magari scuri, proprio intorno all’areola. E la domanda arriva subito: Ma è normale avere peli sui capezzoli? La risposta breve è sì.La risposta un po’ più lunga è che sono molto più comuni di quanto si pensi. Prima di tutto: sono normali Intorno all’areola ci sono follicoli piliferi, cioè le strutture della pelle da cui crescono i peli, esattamente come in molte altre zone del corpo. Tutte le persone li hanno.La differenza è semplicemente: quanto sono visibili quanto sono spessi quanto sono scuri Nella maggior parte delle situazioni non indicano nulla di particolare. Da cosa dipendono? Il fattore principale è la genetica. La quantità e la distribuzione dei peli corporei sono in gran parte ereditarie. Se nella tua famiglia le persone hanno più peluria in certe zone del corpo, è molto probabile che succeda anche a te. Anche il colore della pelle e dei capelli può influenzare la visibilità dei peli: su una pelle chiara con peli scuri, per esempio, saranno semplicemente più facili da notare. Il ruolo degli ormoni Gli ormoni possono influenzare la crescita dei peli nel corso della vita. Per questo motivo i peli intorno ai capezzoli possono diventare più evidenti in alcune fasi come: pubertà gravidanza periodi di cambiamenti ormonali In alcune condizioni mediche, come la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), può comparire una maggiore crescita di peli in diverse aree del corpo. Diventa utile parlarne con un medico solo se compaiono improvvisamente o insieme ad altri sintomi, come acne severa o cicli molto irregolari. Se non ti piacciono: ecco come rimuoverli I peli intorno ai capezzoli sono una normale variazione del corpo umano. Ma se preferisci rimuoverli, è importante farlo con delicatezza, perché la pelle dell’areola è particolarmente sensibile. Tra i metodi più comuni: Forbicine Utili ad accorciare i peli con delle forbicine, facendo attenzione a non tagliare la pelle. Pinzetta Può essere utilizzata, preferibilmente dopo la doccia quando la pelle è più morbida. Bisogna fare attenzione al rischio di peli incarniti o piccole irritazioni. Rasoio È possibile usarlo, ma l’area è delicata e il rischio di piccoli tagli o irritazioni è più alto. Ceretta Meglio affidarsi a un’estetista esperta, perché può essere dolorosa e irritare la pelle. Creme depilatorie Generalmente è meglio evitarle in questa zona, perché possono causare irritazioni. Ma quindi: a cosa servono? Molti dei peli presenti sul corpo umano sono considerati residui evolutivi: in passato potevano contribuire a mantenere il calore corporeo o a proteggere alcune aree della pelle. Per questo oggi i peli intorno ai capezzoli sono semplicemente una delle tante variazioni naturali del corpo umano. Una cosa importante da ricordare Il corpo umano non è identico per tutte le persone. Alcune avranno peli intorno all’areola, altre no. Alcune li avranno sottilissimi, altre più visibili. E tutte queste possibilità rientrano nella normalità. A volte sono solo un piccolo segnale dei nostri ormoni. In ogni caso fanno parte della grande varietà del corpo umano.

Saperne di più
I tuoi ormoni ti stanno chiedendo queste 3 cose: non ignorarli!

I tuoi ormoni ti stanno chiedendo queste 3 cose: non ignorarli!

I tuoi ormoni ti stanno parlando (sì, davvero) Il ciclo mestruale è un processo biologico che influenza energia, concentrazione, appetito, sonno e gestione dello stress. Quando i livelli ormonali cambiano (soprattutto prima e durante le mestruazioni), il corpo manda segnali molto chiari. Ecco tre richieste che arrivano dal nostro corpo e che sono sorprendentemente semplici. 1. Prenditi il tuo tempo Durante le mestruazioni estrogeno e progesterone diminuiscono, due ormoni che influenzano energia, concentrazione e stabilità emotiva. Per questo è normale sentirsi più stanche, più sensibili o meno lucide. In questa fase può aiutare: programmare attività più leggere ridurre stimoli e notifiche fare pause brevi durante la giornata abbassare il livello di perfezionismo In alcuni casi possono essere utili anche magnesio, vitamina B6 o omega-3, sempre dopo un confronto con un professionista. 2. Nutriti meglio Nei giorni prima delle mestruazioni è comune avere più voglia di zuccheri. Il calo di progesterone può aumentare l’appetito e spingere il corpo a cercare energia rapida e una maggiore produzione di serotonina, l’ormone che contribuisce al benessere dell’umore. Alcune abitudini però possono peggiorare i sintomi: saltare i pasti abusare di caffè esagerare con l'alcol Meglio invece: aumentare verdure amare e crucifere (broccoli, cavolo, rucola) includere più omega-3 (salmone, semi di lino, noci) mantenere pasti regolari concedersi anche qualcosa che piace, senza sensi di colpa 3. Dormi di più Le variazioni ormonali possono rendere il sonno più leggero e aumentare la sensibilità allo stress. Per questo il corpo ha ancora più bisogno di riposo. Alcuni piccoli accorgimenti possono aiutare: abbassare le luci un'ora prima di dormire fare respirazioni lente per calmare il sistema nervoso se ci si sveglia di notte, evitare di controllare l'ora Impara ad ascoltare i segnali del corpo Gli ormoni sono un sistema di segnalazione che indica di cosa il corpo ha bisogno in quel momento: più riposo, più nutrimento, un ritmo diverso. Imparare ad ascoltarli significa semplicemente fare spazio a questi segnali. Perché il corpo non chiede perfezione. Chiede attenzione.  

Saperne di più
La tua cacca ti sta chiedendo queste 3 cose: non ignorarla!

La tua cacca ti sta chiedendo queste 3 cose: non ignorarla!

La tua cacca ti sta parlando (sì, davvero) C’è un indicatore di salute che ignoriamo quasi sempre, nonostante ci abbiamo a che fare tutti i giorni. Eppure lo guardiamo il meno possibile. Stiamo parlando della cacca. Può sembrare un tema un po’ scomodo, ma in realtà è uno dei segnali più semplici e immediati dello stato del nostro intestino. Ecco tre messaggi che spesso ci manda. 1. Guardala: è uno specchio della tua salute intestinale La consistenza delle feci è uno degli indicatori più utilizzati anche in medicina per capire come sta lavorando l’intestino. In condizioni ideali la cacca dovrebbe essere: compatta ma morbida facile da espellere con forma simile a una salsiccia liscia o leggermente crepata Anche il colore dice qualcosa: il più comune è marrone medio, dovuto alla bile e ai processi digestivi. Per quanto riguarda la frequenza, c’è più variabilità di quanto si pensi. Può essere normale andare in bagno da 1–2 volte al giorno a 3 volte a settimana. L’importante è che l’evacuazione avvenga senza dolore e senza sforzo. Al contrario, alcuni segnali meritano attenzione se diventano frequenti: feci molto dure o molto liquide dolore o bruciore sforzo eccessivo cambiamenti persistenti nella forma o nella frequenza 2. Nutri i tuoi batteri (non solo te) Una cacca sana dipende in gran parte dal microbiota intestinale, ovvero l’insieme dei miliardi di microrganismi che vivono nel nostro intestino e che collaborano con il nostro corpo. Questo ecosistema influenza digestione, sistema immunitario, metabolismo e persino l’umore. Per mantenerlo in equilibrio, ci sono alcune abitudini che aiutano: fibre diverse (legumi, cereali integrali, verdure e frutta), cibi fermentati (yogurt, kefir, crauti o miso), acqua (senza acqua, anche le fibre migliori possono creare l’effetto tappo), regolarità (l’intestino ama i ritmi prevedibili: pasti regolari e sonno stabile aiutano molto più di quanto pensiamo). 3. Osserva come cambia Se hai il ciclo Durante le mestruazioni l’utero produce prostaglandine, sostanze coinvolte nei crampi mestruali. Queste molecole però non agiscono solo sull’utero: possono stimolare anche l’intestino. Se non hai il ciclo Anche senza ciclo, comunque, osservare la cacca resta utile: variazioni di consistenza o frequenza possono riflettere stress, cambiamenti alimentari, idratazione o ritmo di vita. Un piccolo check-up quotidiano (gratis) Non serve analizzare la propria cacca con ossessione. Ma ignorarla completamente significa perdere una fonte di informazioni preziosa. Osservarla ogni tanto, senza tabù e senza imbarazzo, può aiutarci a capire meglio cosa succede nel nostro intestino e a prendercene cura prima che compaiano problemi più grandi.

Saperne di più
Prevenzione del cancro: perché parlarne oggi

Prevenzione del cancro: perché parlarne oggi

Qui la guida scaricabile sulla prevenzione femminile 🎀   Oggi vi parliamo di cancro, una malattia che per anni è stata quasi impronunciabile.Fino a pochi decenni fa, sviluppare una forma tumorale equivaleva spesso a un’altissima mortalità. Oggi non è più così. Grazie alla ricerca scientifica, a terapie sempre più efficaci e a programmi di prevenzione più mirati, la sopravvivenza oncologica è aumentata in modo significativo e, per alcune tipologie di tumore, supera il 90%. È importante però chiarire una cosa: “cancro” non è una singola malattia.Con questo termine si indicano oltre 200 patologie diverse, accomunate da una crescita cellulare anomala, che sfugge ai normali meccanismi di controllo dell’organismo. I tumori più frequenti negli uomini sono quelli alla prostata, al polmone, al colon-retto e alla vescica, che insieme rappresentano circa il 58% delle diagnosi.Tra le donne, invece, i tumori più comuni sono mammella, colon-retto, polmone e tiroide. Ed è proprio qui che entra in gioco la prevenzione. Prevenzione oncologica: perché è ancora più importante per le donne La prevenzione non serve solo a “evitare” il cancro, ma soprattutto a diagnosticarlo precocemente, quando le possibilità di cura sono maggiori e l’impatto sulla qualità della vita è minore. Nel caso della salute femminile, la prevenzione incontra spesso alcuni ostacoli: sintomi sottovalutati o normalizzati ritardi diagnostici carichi di cura e lavoro che portano a rimandare i controlli una minore attenzione storica alla ricerca su specifiche patologie femminili Per questo è fondamentale parlare di prevenzione in modo concreto, pratico e accessibile. Da anni questo lavoro viene portato avanti anche da realtà come Fondazione AIRC, che finanzia la ricerca oncologica e promuove la cultura della prevenzione, ricordandone l’importanza anche attraverso iniziative come le Arance della Salute. Cosa possiamo fare ogni giorno: la prevenzione primaria Secondo le indicazioni condivise dalla comunità scientifica, alcuni comportamenti quotidiani riducono in modo significativo il rischio oncologico: non fumare ed evitare il fumo passivo limitare il consumo di alcol ridurre bevande zuccherate e carni lavorate privilegiare cereali integrali, legumi, frutta e verdura praticare attività fisica regolare evitare un’esposizione solare prolungata e non protetta A questi si affianca la prevenzione secondaria, ovvero i controlli e gli screening. I controlli di prevenzione: cosa fare e quando (guida per età) Dai 20 ai 29 anni Pap test (secondo indicazioni regionali) Visita ginecologica periodica Autopalpazione del seno Controllo dei nei se indicato Attenzione ai segnali del corpo e ai cambiamenti persistenti Dai 30 ai 39 anni Pap test o HPV test (in base all’età e al programma regionale) Visita ginecologica regolare Controllo dermatologico dei nei Visita dal medico di base per valutare familiarità oncologica Ecografia mammaria se indicata dal medico Dai 40 ai 49 anni Screening mammografico (secondo indicazioni regionali) Pap test / HPV test Controllo del colon-retto se familiarità Valutazioni mirate in caso di fattori di rischio specifici Dai 50 anni in poi Mammografia periodica Screening colon-retto Controlli ginecologici secondo indicazioni cliniche Eventuali screening aggiuntivi in base alla storia personale La prevenzione non significa fare “tutti gli esami”, ma fare quelli giusti, al momento giusto. Un messaggio importante La prevenzione non elimina ogni rischio, ma riduce l’impatto della malattia, aumenta le possibilità di cura e permette di affrontare il cancro con strumenti molto più efficaci rispetto al passato. Parlarne oggi, senza paura e senza tabù, è già una forma di prevenzione. E prendersi cura della propria salute, soprattutto per le donne, non è un lusso: è una scelta di consapevolezza.

Saperne di più
Come siamo messi sull'educazione sessuale in Italia nel 2025?

Come siamo messi sull'educazione sessuale in Italia nel 2025?

Assenza di un programma nazionale obbligatorio in Italia In Italia, a differenza della maggior parte dei Paesi europei, non esiste un programma ministeriale obbligatorio di educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Il nostro Paese risulta infatti uno dei pochissimi in Europa senza un piano curricolare strutturato: secondo i dati UNESCO/ONU, in almeno 20 Paesi europei l'educazione sessuale è materia obbligatoria, mentre non lo è solo in Italia, Ungheria, Bulgaria, Cipro, Romania, Lituania e Polonia (UNESCO, 2023). Il Ministro dell'Istruzione ha confermato che nelle scuole italiane l'unica forma di educazione sessuale presente è limitata agli aspetti biologici all'interno delle lezioni di scienze, senza affrontare aspetti relazionali, affettivi o socio-emotivi. Dal 1975 ad oggi sono stati presentati oltre 16 progetti di legge per introdurre l'educazione sessuale, ma nessuno è mai stato approvato definitivamente (WeWorld, 2025). Iniziative locali e progetti sperimentali In assenza di direttive nazionali, l'educazione sessuale nelle scuole italiane resta frammentata. Le attività sono spesso delegate alla volontà dei singoli dirigenti scolastici o di associazioni esterne. Meno della metà degli studenti italiani riferisce di aver ricevuto qualche forma di educazione sessuale a scuola (Save the Children & IPSOS, 2025). Alcuni comuni hanno attivato progetti pilota. A Milano, dal 2024/25, è stato lanciato "A Luci Accese", un progetto di educazione sessuale gratuito per le scuole superiori in collaborazione con enti pubblici e privati (Comune di Milano, 2024). Nel 2023, il Ministero dell'Istruzione ha avviato una sperimentazione denominata "Educare alle relazioni", con 30 ore di formazione per alcune scuole superiori. Tuttavia, il progetto è extracurricolare e volontario, non integrato nel piano scolastico nazionale (MIM, 2023). Cambiamenti normativi recenti: obbligo di consenso e divieti Nel 2025, il Ministero dell'Istruzione ha introdotto l'obbligo di consenso informato scritto dei genitori per ogni attività scolastica su sessualità, affettività o identità di genere. Nello stesso anno, un emendamento alla legge Valditara ha vietato esplicitamente di trattare questi argomenti nelle scuole dell'infanzia, primarie e medie, consentendone l'accesso solo alle scuole superiori, previa autorizzazione familiare (La Voce di Rovigo, 2025). Queste decisioni sono state criticate da esponenti dell'opposizione e da associazioni educative, che le considerano un passo indietro rispetto agli standard internazionali dell'OMS e dell'UNESCO. Dati sulla diffusione e conoscenze tra gli studenti La maggior parte degli studenti italiani apprende le nozioni su sesso e affettività da internet o dai coetanei. Solo il 4% dichiara di aver appreso queste informazioni a scuola (WeWorld, 2025). Il 44% degli studenti crede erroneamente che l'acqua fredda possa bloccare le mestruazioni e il 23,5% pensa che non si possa rimanere incinta durante il ciclo. Quasi il 50% non conosce l'esistenza del papillomavirus (HPV) (Save the Children & IPSOS, 2025). Anche l'educazione mestruale è pressoché assente. Più della metà delle ragazze vorrebbe parlarne più apertamente, ma solo il 32% si rivolge agli insegnanti per chiarimenti. Il 28,5% dichiara di provare vergogna anche solo nell'acquistare assorbenti (WeWorld, 2025). Confronto europeo e raccomandazioni internazionali L'OMS e l'UNESCO raccomandano programmi obbligatori di Comprehensive Sexuality Education (CSE), che affrontino la sessualità da un punto di vista cognitivo, emotivo, fisico e sociale. In Paesi come Germania, Francia, Paesi Bassi e Svezia, questi programmi iniziano già nella scuola primaria e si aggiornano con l'età (OMS Europa, 2010; UNESCO, 2018). L'Italia, invece, figura tra i fanalini di coda in Europa, come confermato dal rapporto UNESCO-GEM 2023. Le agenzie internazionali evidenziano che questa lacuna mina il diritto all'informazione, alla salute e alla prevenzione delle nuove generazioni. Opinione pubblica e ostacoli politici Secondo un sondaggio Nomisma-Coop del 2025, il 70% degli italiani è favorevole all'introduzione dell'educazione sessuale e affettiva come materia obbligatoria. Tra i genitori, il consenso raggiunge il 91% (Save the Children & IPSOS, 2025). Tuttavia, ostacoli culturali e politici frenano l'attuazione di questi programmi. Gruppi conservatori e religiosi temono che l'educazione sessuale promuova modelli contrari ai loro valori. Il Parlamento italiano non ha mai approvato una legge in materia, spesso per il mancato accordo tra le forze politiche. L'assenza di un approccio sistemico resta, ad oggi, una delle principali carenze del sistema educativo italiano, con gravi ricadute sulla salute e sul benessere delle giovani generazioni. LISA IANNELLO

Saperne di più
Farlo col ciclo

Farlo col ciclo

Rompere il tabù del sesso mestruale significa riscrivere le regole del desiderio, del consenso e della vergogna. In questo articolo esploreremo come il corpo mestruale trasforma l’intimità tra carne, fluidi e relazioni. Il sangue, a letto, non si porta Perché il sangue mestruale ci fa ancora così paura, anche a letto? È un fluido del corpo come un altro, eppure ci scandalizza più del sudore, della saliva, perfino dello sperma. Ma il punto non è (solo) il sangue. Il punto è cosa rappresenta: un confine, una soglia, un momento in cui il corpo femminile esce dallo sguardo normativo del piacere pulito, addomesticato, lineare.Ecco perché parlare di sesso e mestruazioni non è una provocazione gratuita, ma un atto profondamente politico e relazionale. Il tabù del sangue desiderante Secondo un'indagine globale condotta da INTIMINA nel 2022 (https://www.businesswire.com/news/home/20220315005589/en/INTIMINA-Study-Uncovers-Period-Sex-Taboo-is-a-Thing-of-the-Past ), il 29% delle persone con mestruazioni evita i rapporti sessuali durante il periodo mestruale a causa dell’imbarazzo o della paura del giudizio dellə partner. Ma chi decide cosa è “disgustoso”? In molte culture, il sangue mestruale è stato usato come strumento di controllo, rifiuto o silenziamento del desiderio.Nel sesso eterosessuale in particolare, il corpo mestruale viene ancora trattato come temporaneamente difettoso, non disponibile, rotto. Ma cosa succede se invece iniziamo a considerarlo potente? Quando il corpo non collabora… e meno male Il corpo mestruale è vivo, pulsante, cangiante. A volte dolorante, gonfio, stanco. Altre volte carico di desiderio. È un corpo che non sempre si presta alla performance, che sfugge al controllo e impone ascolto, presenza, comunicazione.Ed è proprio qui che inizia la trasformazione dell’intimità: non più spazio della prestazione, ma luogo della co-creazione.Il sangue mestruale, nel contesto sessuale, rompe la narrativa lineare del piacere pulito e prevedibile — e così facendo rende visibile ciò che spesso viene messo sotto al tappeto: i confini, le emozioni, il consenso.Non è una rottura: è un invito a ripensare tutto. Pratiche, strumenti, possibilità Parlare di sesso e mestruazioni è un atto di educazione al corpo. E anche di ecologia relazionale.Ecco alcune cose che possiamo iniziare a fare: Parlarne apertamente con partner(s), senza vergogna: "Mi sento così, desidero questo, oggi no, oggi sì". Usare prodotti mestruali sostenibili (come coppette o dischi mestruali) che permettono, se lo si desidera, di avere rapporti penetrativi senza fuoriuscite di sangue. Rivalutare il concetto stesso di sesso: non è solo penetrazione, e il piacere può prendere mille forme. Ascoltare il corpo, senza giudizio, e senza aspettative performative. Se il sangue parlasse, cosa direbbe? Normalizzare il sesso mestruale non significa obbligare nessunə a farlo. Significa legittimare il corpo mestruale come corpo erotico, degno, capace di desiderare e di essere desiderato. E se invece di nascondere il sangue, imparassimo a leggerlo come un segnale? Una pausa, un bisogno, una forza? Forse, il sesso diventerebbe meno performance e più rituale. E allora: cosa succede se smettiamo di trattare il sangue come un nemico?   LUCIA SCARANO  

Saperne di più
Grumi nel flusso mestruale: ecco cosa vogliono dirti

Grumi nel flusso mestruale: ecco cosa vogliono dirti

Il ciclo mestruale è una finestra sul nostro stato di salute fisica ed emotiva. Ogni cambiamento, ogni piccolo segnale che ci invia, merita attenzione e comprensione. Uno di questi segnali è la presenza di grumi nel flusso mestruale. Ma cosa vogliono dirci davvero? Cosa sono i grumi mestruali? I grumi mestruali sono coaguli di sangue che si formano quando il corpo cerca di fermare un’emorragia eccessiva. Durante le mestruazioni, il rivestimento dell’utero si sfalda e il sangue fluisce attraverso la cervice. Se il flusso è particolarmente abbondante o la cervice è leggermente chiusa, il sangue può coagulare prima di uscire. Cause comuni dei grumi mestruali In molti casi, la presenza di grumi è perfettamente normale, soprattutto nei giorni di flusso più intenso. Tuttavia, ci sono alcune condizioni che potrebbero aumentare la probabilità di trovare coaguli nel flusso mestruale: Squilibri ormonali: Un’eccessiva produzione di estrogeni o un’insufficienza di progesterone possono causare un ispessimento del rivestimento uterino, portando a un flusso più abbondante e coaguli. Fibromi uterini: Questi tumori benigni dell’utero possono causare sanguinamenti abbondanti e grumi. Endometriosi: La presenza di tessuto endometriale fuori dall’utero può provocare mestruazioni abbondanti e dolorose. Polipi uterini: Crescite anomale del tessuto endometriale possono causare sanguinamenti irregolari. Disturbi della coagulazione: Alcune condizioni possono influenzare la capacità del sangue di coagulare correttamente. Quando preoccuparsi? Se i grumi sono di dimensioni superiori a una moneta da 2 euro, se le mestruazioni sono particolarmente dolorose o se il flusso è talmente abbondante da richiedere un cambio di assorbente ogni ora, è consigliabile consultare un medico. È importante escludere eventuali patologie sottostanti con gli opportuni esami medici. Un messaggio dal corpo: trattenere ed elaborare In assenza di patologie o squilibri ormonali, la presenza di grumi nel flusso mestruale potrebbe anche avere un significato più sottile. La nostra energia e le nostre emozioni influiscono sul corpo e il ciclo mestruale è profondamente legato al nostro mondo interiore. I grumi potrebbero essere un segnale che stiamo trattenendo troppo: stress accumulato o la difficoltà nel "lasciar andare" situazioni o aspetti della nostra vita che non ci servono più. Come un percorso di coaching può aiutare Dopo aver escluso cause mediche, intraprendere un percorso di coaching può rivelarsi prezioso per lavorare su questi blocchi. Attraverso tecniche di ascolto, esplorazione e trasformazione, il coaching ti aiuta a: Riconoscere ciò che non ti serve più. Liberarti da schemi di pensiero limitanti. Accogliere il cambiamento con maggiore consapevolezza. Ristabilire un dialogo profondo con il tuo corpo. Prendersi cura di sé Oltre al coaching, prendersi cura del proprio corpo è fondamentale. Ecco alcuni suggerimenti: Alimentazione equilibrata: Privilegia cibi ricchi di ferro e vitamine per compensare le perdite di sangue. Idratazione: Bevi molta acqua per mantenere il corpo idratato. Rilassamento e movimento: Pratica attività rilassanti come lo yoga, la meditazione o semplicemente fai una passeggiata nella natura. Cosa hai bisogno di lasciare andare? I grumi mestruali non sono sempre motivo di preoccupazione, ma sono comunque segnali che meritano attenzione. Dopo aver escluso cause mediche, considera l’opportunità di guardare più in profondità. Forse il tuo corpo ti sta chiedendo di lasciare andare ciò che non serve più, di liberarti di vecchi pesi e di riscoprire una connessione più autentica con te stessa. PAOLA GHILARDINI

Saperne di più
Il diritto di contare: chi conta veramente?

Il diritto di contare: chi conta veramente?

In 64 anni è cambiato qualcosa nel mondo del lavoro? Mi spiego meglio: è cambiato qualcosa nel mondo del lavoro per le donne? Siamo migliorati o guardiamo ancora il colore della pelle? Siamo al passo con i tempi? Perché, anche se si parla di pari opportunità nella nostra Costituzione, il divario salariale è una realtà concreta? 1961: siamo nel pieno della segregazione razziale negli Stati Uniti d'America. Katherine Johnson (Taraji P. Henson), Dorothy Vaughan (Octavia Spencer) e Mary Jackson (Janelle Monáe) sono tre matematiche afroamericane che lavorano alla "West Area Computers". Quando Vivian Mitchell (Kirsten Dunst), donna bianca supervisore di Katherine, la trasferisce allo "Space Task Group" per assistere la squadra di Al Harrison (Kevin Costner), Katherine sarà la prima donna nera a lavorare in un gruppo di soli uomini, in un edificio in cui i bagni per uomini e donne di colore non hanno mai visto dimora. Il diritto di contare: una storia del passato che parla al presente Con un film candidato a tre premi Oscar (tra cui quello per il miglior film) e a due Golden Globe, nel 2016 Theodore Melfi ci porta dentro un racconto riflessivo, struggente e potentissimo, grazie anche alle grandi interpretazioni di un cast stellare. Un racconto che pur narrando una vera storia passata, da ben 64 anni, ha purtroppo degli spunti riflessivi nel mondo odierno.  Siamo nel 2025, in Italia: All'articolo 37 della Costituzione si recita di parità salariale per donne e Uomini; Si promuove la Legge 903/1977 parlando  di "Parità di Trattamento"; Si introducono misure per favorire l'inserimento delle donne nel lavoro con la legge 125/1991; Si prende parte alla Direttiva Europea 2006/54/CE la quale nomina le "Pari Opportunità". Un paese che nel 2022 introduce un bonus per aziende al fine di introdurre politiche di "Pari Opportunità". La domanda allora è una: perché ci serve un bonus per aziende che le introducano? Anzi due: perché ancora nei colloqui chiediamo ad una donna di 30 anni se ha intenzione di avere figli? E infine: perché i paesi del Nord Europa hanno opportunità migliori rispetto a noi? Ma non ho finito: perchè in Italia una donna guadagna in media 16 centesimi per ogni euro percepito da un uomo, occupando il 20% dei posti di lavoro in meno dopo i 30 anni?  Perché? Perché? Perché? Nonostante lo sanciscano delle leggi, questa è una realtà. Dopo i 30 anni è più difficile trovare lavoro. Tante tante candidature, centinaia, dieci risposte, narranti un profilo non in linea. Spoiler: ti candidi, leggendo bene quell'offerta verificando di essere in linea con le skill richieste. La realtà è che ancora vai a fare colloqui in cui ti chiedono se hai intenzione di avere figli, perchè hai 30 anni e sei in età fertile. La verità è che alcuni si permettono di dirti "sì, ma tieni le gambe chiuse" perché stai per sostituire una maternità. La cruda verità è che vai a lavorare in un'azienda anche se non volevano una donna perchè rimane incinta. Il diritto di contare: si può fare e si fa! In un momento di grande intensità, che riflette i principali temi affrontati dal film, Katherine torna in ufficio a lavorare dopo essere andata in bagno. Dall'edificio a fianco, a mezzo chilometro di distanza, a piedi, fradicia di pioggia. Una volta tornata il suo capo, un Kevin Costner ordinario, chiede perché ci metta tutto questo tempo ogni volta, in tono accusatorio. "Lavoro come un mulo, giorno e notte, bevo caffè da una caffettiera che nessuno di voi vuole nemmeno toccare, e tutto questo mentre corro per mezzo chilometro ogni giorno solo per andare in bagno!" Le parole di Katherine sono toccanti, disperate, accusatorie ma reali. Racchiudono tutto il suo coraggio, il suo diritto di contare. Ci portano a riflettere su un ostacolo ancora troppo reale, la differenza di colore. Ci portano a riflettere oltretutto su ciò di cui abbiamo parlato precedentemente. Lavoriamo come dei muli, ogni giorno. Se non lavoriamo perché siamo state licenziate lavoriamo ogni giorno per trovare lavoro. Si è un lavoro ve lo assicuro, soprattutto quando devi vendere te stessa a un HR che annota nel tuo curriculum il fatto che non hai figli.  Nonostante le leggi menzionate, il divario salariale, seppur minimo direte, ma che aumenta al 26% nelle posizioni di vertice, è un problema che rimane. Dove? Perché? Perché è un problema culturale, sottoculturale, perché c'è bisogno di proporre bonus, perché ancora ci si permette di fare certe domande. Perchè ancora l'uomo da molti è visto come colui che porta il pane a casa. Spoiler: donne single in carriera hanno figli e li fanno mangiare quotidianamente, una tra tutte Sheryl Sandberg ex COO di Meta (Facebook), promotrice di politiche di inclusione per madri lavoratrici e autrice del bestseller "Lean In".   

Saperne di più