Addio filtri di Instagram: è il momento di accettarci?
Dal 2010, anno in cui sono stati introdotti i filtri su Instagram, abbiamo assistito a un fenomeno che ha portato diversi vantaggi, ma soprattutto molte criticità
La scelta di rimuovere i filtri da Instagram, sebbene sia legato anche a una scelta di Meta di “dare priorità ad altri investimenti”, è stata una mossa che segna la fine (forse) di un’epoca figlia di realtà artefatte e distorte.
Prima dell’introduzione dei filtri, scattare una foto era semplicemente un modo per catturare ricordi da condividere con amici e familiari. Dopo, l’introduzione di questa funzione, ha permesso a chiunque di poter esplorare la propria creatività e immaginazione, trasformando le loro foto in opere d’arte.
I filtri hanno dato alle persone il potere di alterare la realtà delle loro foto e di creare un proprio brand personale attraverso le immagini condivise. L’immagine online e l’identità personale, così facendo, si sono strettamente intrecciate. Le piattaforme (Instagram, TikTok, Snapchat, etc.) hanno fatto sì che la percezione della propria vita, del proprio ruolo nella società, del proprio senso di sé, fosse modificato, trasformando la realtà e dando delle narrazioni meticolosamente costruite per presentare una determinata immagine ai propri follower.
Gli aspetti positivi dei filtri
Nonostante gli effetti negativi, è importante riconoscere che Instagram e i filtri abbiano anche aspetti positivi. La piattaforma consente alle persone di esplorare la propria identità, presentare aspetti di sé altrimenti nascosti, connettersi con individui di tutto il mondo e scoprire nuovi interessi (Choi & Sung, 2018; Yau, Marder, & O’Donohoe, 2020).
Inoltre, i social media offrono opportunità per piccoli imprenditori e artisti di mostrare il proprio lavoro a un pubblico più ampio, creando nuovi modi per guadagnarsi da vivere attraverso la creazione di contenuti. I filtri sono diventati più di un semplice strumento per migliorare le foto; sono diventati un mezzo di espressione e promozione personale.
I filtri: l’ossessione per il perfezionismo
Spesso non ci rendiamo conto che queste dinamiche possono avere un impatto negativo sulla nostra salute mentale. La pressione, soprattutto per i giovani, di pubblicare solo le migliori foto e video ha creato un’ossessione moderna per il perfezionismo. Ha portato a sentimenti di ansia, depressione, disturbi alimentari e bassa autostima, specialmente nei giovanissimi che devono ancora costruirsi una propria identità. Questo processo può portare a un’autovalutazione negativa e a un aumento dell’ansia sociale, specie quando si confronta il proprio aspetto reale con quello ritoccato delle immagini condivise online.
I filtri più utilizzati, come quelli che schiariscono la pelle, rendono i denti più bianchi o distorcono le dimensioni del corpo (come lo skinny filter su TikTok), contribuiscono a rafforzare un ideale di perfezione che è difficile o impossibile da raggiungere nella vita reale. Un esperimento condotto su 130 donne ha mostrato che il tempo speso a modificare i selfie non solo aumenta l’insoddisfazione verso il proprio aspetto, ma amplifica anche gli stati d’animo negativi.
Il fenomeno della selfie dysmorphia
La selfie dysmorphia è una condizione in cui si perde la capacità di distinguere la propria immagine reale da quella pubblicata sui social network. Chi ne soffre può abituarsi così tanto alla versione ritoccata e alterata del proprio volto online da non riuscire più a riconoscersi davanti allo specchio. Sempre più persone si rivolgono a chirurgi plastici per essere uguali a come appaiono con i filtri impostati.
Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Clinical and Aesthetic Dermatology, che ha coinvolto 175 partecipanti di età superiore ai 18 anni (intervistati tra il 2019 e il 2021) ha evidenziato che l'uso frequente di social media e di app per l'editing fotografico, è associato a un aumento dell'insoddisfazione per l'immagine corporea. Inoltre, seguire celebrità, influencer e account che mostrano i risultati di procedure estetiche online influenza il desiderio degli utenti di sottoporsi a trattamenti estetici.
La rincorsa verso standard di bellezza irrealistici, può condurre i giovani a una disconnessione tra il loro aspetto reale e le immagini modificate che condividono. Questo è un tipo specifico di auto-oggettivazione che può portare, nei casi peggiori, al disturbo da dismorfismo corporeo. Secondo il DSM V, il disturbo da dismorfismo corporeo è caratterizzato da preoccupazione per difetti percepiti nell'aspetto fisico che non è evidente o sembra lieve ad altre persone.
Come contrastare la dark side dei filtri
Per contrastare questi effetti negativi, è importante sviluppare abitudini più sane, attuando le seguenti strategie:
- Essere consapevoli di quanto tempo trascorriamo su queste piattaforme: Instagram consente di impostare un limite giornaliero. La piattaforma ti darà un reminder sia quando starai per raggiungerlo che quando sarà raggiunto. Inoltre, puoi accedere al report settimanale sulla sezione Gestione del tempo, dandoti una panoramica del tempo che trascorri sul social.
- Costruire e cercare profondità nelle relazioni e nella vita reale, evitando di focalizzarti troppo sulla vita online
-Usa i selfie con consapevolezza: osserva quanto tempo dedichi alla modifica delle foto e rifletti su come questo influisce sul tuo umore e il tuo benessere.
- Accetta il tuo sé autentico: pratica l’autocompassione (self-compassion) accettando le tue imperfezioni in quanto caratteristiche che ti rendono unico. La meditazione allo specchio, ad esempio, può aiutarti a sviluppare un rapporto positivo con la tua immagine priva di filtri.
La rimozione dei filtri probabilmente potrà essere l’inizio della fine di questa tendenza a proporre immagini distorte e ci condurrà verso un’esperienza online sempre più reale e autentica. Purtroppo il viaggio verso l’accettazione di sé è costituto da diversi fattori esterni e interni che ovviamente non si limitano soltanto al nostro modo di interagire con le piattaforme. Un primo passo verso la consapevolezza di sé e della nostra presenza sul web, però, è stato fatto.
ANTONELLA PATALANO