Il ruolo della donna nella televisione commerciale

3 gennaio 1954, ore 11:00 - la RAI manda in onda il suo primo annuncio televisivo, parlando agli spettatori: “La RAI, Radiotelevisione Italiana inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”. A pronunciare queste parole, è proprio una donna, Fulvia Colombo, che qualche anno più tardi in un’intervista affermava con imbarazzo che le fu chiesto di fare un annuncio qualsiasi. Così nasce la RAI, con “Arrivi e partenze” condotto da Mike Bongiorno. 

6 febbraio 2024 - 70 anni dopo. Manca pochissimo alla nuova edizione del Festival della canzone italiana, per il quinto anno di fila nelle mani di Amadeus, e una delle prime notizie, subito dopo l’annuncio dello stesso direttore artistico, è quella delle co-conduttrici. Lorella Cuccarini, Giorgia e Teresa Mannino ( insieme a Fiorello e Marco Mengoni) saranno al fianco di Amadeus per la co-conduzione del programma, nello stupore generale dell’opinione pubblica. 


Dopo la gioia nel vedere tre volti femminili così amati dal pubblico italiano, la prima domanda che sorge alla mente è: ma una donna avrà mai il ruolo più importante da poter ricoprire in questo evento? E no, non parliamo della conduzione, perché per quello basta risalire (“solo”) al 2010, quando Antonella Clerici calcava il palco dell’Ariston. Parliamo della direzione artistica, che quell’anno fu curata da Gianmarco Mazzi. E’ proprio qui il problema, mai, e ripetiamo mai, la direzione artistica di Sanremo è stata lasciata nelle mani di una donna. 


“Gli uomini dirigono, le donne calcano il palcoscenico” 


scrive Fanpage in un articolo pubblicato il 17 gennaio 2020, a pochi giorni dalla prima apparizione di Amadeus nelle vesti del ruolo tanto ambito. 


E proprio quel giorno vogliamo nominare, perché non possiamo dimenticare lo scivolone fatto dallo stesso conduttore in quella fatidica conferenza stampa. E’ un personaggio che si fa amare Amadeus, questo è vero, anche perchè vediamo più lui durante le nostre cene di famiglia che i nostri familiari. Quella frase però, possiamo prenderla come cavalcante in un ruolo ormai stereotipato e rilegato alla donna nella televisione italiana.


“È stata una scommessa. L’ho scelta perché, oltre ad essere bellissima, è capace di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro”


Francesca Sofia Novello, la donna il cui talento è quello di essere bellissima (e parliamo di talento per ricordare quel chiacchieratissimo monologo sull’aiuto che la bellezza dà alla donna per lavorare in televisione) e soprattutto di essere in grado di stare un passo indietro rispetto a un grande uomo (Valentino Rossi). “Beh è una modella di lingerie, cosa vuoi che sappia fare” potrebbe pensare e scrivere il primo leone da tastiera di turno, portando il suo insindacabile e fondamentale giudizio sotto un post a caso. 


Il vero problema però sta nel fatto che in fin dei conti non è nemmeno colpa sua se il pensiero è così antiquato. E’ soprattutto colpa della televisione italiana, quella televisione che comincia a farsi strada quando le prime vallette lasciano il posto alle “ragazze fast food” di “Drive in”, o alle “ragazze cin cin” di “Colpo grosso” fino alle  “ragazze coccodè” di Renzo Arbore e Nino Frassica di “Indietro Tutta!”. Quest’ultimo nome voleva essere una forte satira contro la figura della donna che aleggiava nella televisione italiana di quegli anni, portandola allo stremo con un costume fatto di piume per ricordare le galline. 

La verità è che anche se la satira poteva funzionare, l’opinione pubblica pensa alle veline, alle vallette o ancora alle letterine come a donne messe lì sul palco, con un solo specifico scopo, quello di attirare l’attenzione nel programma. Endy Campagnoli, sopraggiunta a Maria Giovannini, era figura di eleganza in “Lascia o Raddoppia” di Mike Bongiorno, ma il suo ruolo, subito dopo il lancio del programma, era quello di restare in silenzio e consegnare buste ai concorrenti. Ne è passato di tempo prima che le vallette fossero ‘autorizzate a parlare’ durante una trasmissione. 


Vorremmo dire quindi, che uno, tra i tanti, problemi relegati intorno al ruolo della donna nella televisione non è tanto che, le statistiche de “Il solo 24 ore” portino percentuali di presenza femminile nettamente minori in programmi, fiction e ruoli di lavoro in RAI, ma l’opinione pubblica. Il pensiero, radicato nella nostra testa a causa di una televisione degli albori prettamente maschile, che si stupiva alla vittoria di Nilla Pizzi a Sanremo 1951, e che la lasciava scandalosamente al secondo posto con la critica sociale di “Papaveri e Papere". Quel pensiero che porta a dire, “Chissà cosa avrà fatto per essere lì, e vogliamo essere gentili perchè sappiamo bene che quel “cosa” viene sempre esternato. Lo stesso che poi porta Renzo Arbore ad affermare che in fin dei conti ora le donne sono più brave degli uomini, durante un’intervista per “Il sole 24 ore” in cui annunciava l’avvento del nuovo “Indietro tutta! 30 e l’ode”, a 30 anni dalla prima programmazione e dall’avvento delle ragazze coccodè. 


Ci chiediamo solo perché solo ora ci rendiamo conto che - forse e non sempre ovviamente - le donne sono più brave degli uomini. 


In conclusione, con la speranza che un giorno Sanremo abbia una donna nel ruolo di direttore artistico, aspettiamo il prossimo festival della canzone, per criticare qualsiasi cosa vedremo, soprattutto i monologhi femminili, perché si, su questo siamo “molto bravi”, attendendo la canzone di Fiorella Mannoia dedicata alle sorelle Mirabal, le attiviste domenicane che nel 1960 si batterono contro la dittatura del generale Rafael Trujillo e che il 25 novembre furono uccise brutalmente, innescando la fine della dittatura e la giornata contro la violenza sulle donne. Ci riuniremo e ne parleremo insieme, durante la settimana più attesa dell’anno, un po’ come facevano i nostri nonni nei garage, quando le gemelle Kessler apparivano per la prima volta a gambe scoperte su “Canzonissima”.




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