Il ritorno delle mestruazioni

Come cambia il rapporto con sé e con gli altri dal menarca al primo figlio? Ne parliamo con Stella Pulpo! Il menarca, l’inizio di una convivenza a cadenza più o meno mensile con le mestruazioni. Emozioni, gioie e dolori pervadono il corpo di tuttə nel corso della età fertile, influenzando anche i rapporti con le persone che ci circondano. Durante questo periodo, le mestruazioni possono interrompersi: ad esempio, con l’arrivo di una gravidanza (per poi ricomparire a seguito del parto).
Ma cosa ne sappiamo a riguardo?  Ne parliamo oggi con Stella Pulpo, scrittrice e fondatrice del blog “Memorie di Una Vagina”. Uno spazio, quest’ultimo, dove tuttə, negli anni, hanno avuto modo di parlare di sesso, amore, mestruazioni, relazioni, amicizia, lavoro, di parità, gravidanza e molto altro.

Da un anno, inoltre, Stella è diventata madre di una splendida bambina.

 

Stella, ricordi quando hai avuto il menarca? Ti avevano raccontato qualcosa sull’argomento?
 
Certo, lo ricordo alla perfezione. Era il giorno del mio 12esimo compleanno! Tornai a casa da scuola e trovai le mutande sporche, vidi una macchia molto scura e, sinceramente, non capii subito che si trattava di sangue. Mi lavai, mi cambiai e feci finta di nulla. Dopo poche ore, però, ecco di nuovo comparire la macchia. Chiamai mia madre, e l’arcano fu svelato: ero “diventata signorina” (così usava dire ai tempi).
Ero preparata, in generale, perché alle mie amiche stavano arrivando, sapevo che sarebbe successo anche a me, sebbene nessuno mi avesse spiegato dettagliatamente cosa questo significasse per la mia vita e quali cambiamenti avrebbe portato al mio corpo (mi sarebbero cresciute le tette, questo sì, lo sapevo e lo aspettavo).

 

Negli anni, qual è stato il tuo rapporto con le mestruazioni?
 
Abbastanza positivo. Ho imprecato tutte le volte che si sono presentate in concomitanza di un viaggio, naturalmente, ma abbiamo avuto sempre un rapporto piuttosto pacifico. Puntuali, regolari e brevi. Solo negli ultimi anni, invecchiando (ahimè) sono diventate più dolorose.
 

 

Quando hai scoperto di essere incinta, da cosa te ne sei accorta?
 
Una settimana di ritardo. Essendo sempre state puntuali, appunto, la cosa mi ha insospettita. Ho pensato dipendesse dallo stress di quel periodo, ma quando una mattina ho vomitato, ho deciso fosse giunto il momento di comprare un test.

 

 

Come hai vissuto il fatto di essere in amenorrea durante la gravidanza?
 
Con naturalezza. La gravidanza modifica il corpo (le forme, i volumi, i colori – penso ai capezzoli e alla vulva che diventano violacei) e le sue abitudini (attività concesse e proibite, alimentazione, sonno), pertanto la sospensione delle mestruazioni è solo uno degli aspetti che segnano un cambiamento rispetto allo stadio precedente.
Nel complesso, però, l’ho vissuta come una pausa positiva, un effetto benefico, un po’ come la pelle radiosa e i capelli foltissimi.

 

E il ritorno delle mestruazioni, invece, che effetto ti ha fatto?
 
Ho avuto il capoparto a un mese e mezzo dal parto, diciamo presto, e la cosa da un lato mi ha fatto pensare: “Oh no! Di già?!”, dall’altro è stato un segnale che il mio corpo stava pian piano tornando alla sua “normalità”.

 

Dal punto di vista relazionale, com’è cambiato il rapporto col tuo partner durante queste fasi?
 
Il cambiamento del corpo, delle abitudini, dello stile di vita, delle priorità, è un qualcosa che necessariamente modifica la relazione con se stessi, prima ancora che con il partner. C’è l’interruzione delle narrazioni precedenti; c’è la sospensione degli impegni professionali (che spesso contribuiscono ad alimentare la nostra autostima e la nostra vitale indipendenza); c’è il bisogno di rimettersi a fuoco dopo un lungo periodo in cui la quasi totalità delle nostre energie viene indirizzata alla gestazione, espulsione (è gergo tecnico) e accudimento di un minuscolo esemplare della specie.
Quando finalmente alzi la testa e ti guardi allo specchio, devi capire dove sei, superare l’inconciliabilità apparente tra chi eri e chi sei diventata, trovare un modo per comprenderti e per riammettere l’altro. Non vale per tutte, sia chiaro. Ma per molte è così: creare le basi solide di una identità nuova, allargata, che tiene il meglio della precedente e aggiunge, è un processo essenziale, ma lento. Richiede consapevolezza. Richiede pazienza.
Il partner a volte capisce, a volte no. A volte riusciamo a spiegare cosa proviamo, altre volte siamo troppo confuse per agevolare all’altro un diagramma di flusso della nostra emotività. Di certo, bisogna darsi tempo, avere pazienza, essere clementi, non rinunciare a comunicare, evitare risentimenti inutili, chiedere aiuto senza vergognarsi e senza sentirsi in colpa di qualsiasi cosa. Col partner bisogna ritrovarsi, e ti dirò che è anche bello, superato l’impatto iniziale, scoprirsi in un ruolo nuovo, più ricco (metaforicamente, s’intende, i figli costano), più complesso, più familiare se mi passi il termine.

 

Stella, alla luce della tua prima gravidanza e del tuo primo anno da mamma: cosa ritieni siano dei falsi miti (sulla gravidanza, il parto e il post partum) e cosa è vero?
 
Vabbè ma qui potrei scrivere un’enciclopedia e mi pare di essere stata già sufficientemente prolissa. Mi limito a dire che, in generale, non esiste una narrazione normativa o universale di questi momenti cruciali nella vita di una donna.
Qualsiasi tentativo in questa direzione è inefficace, o disonesto. I falsi miti arrivano da ogni parte (dai social su cui la gravidanza è raccontata con le stesse tinte pastello di una ricetta per fare i cupcakes, come dal consesso di zie/nonne/amiche che sanno sempre il modo giusto in cui devi fare delle cose che tu, povera inadeguata, certamente ignori). L’unica cosa trasversale che, mi sento di dire, viene spesso elusa, è l’ambivalenza che c’è in questi momenti. I significati sono forti, i colori sono saturi, la neomadre vive picchi molto alti di gioia e pienezza, come pure picchi molto bassi di stanchezza, solitudine, angoscia. La mia impressione è che spesso si dia voce ai primi e si tacciano i secondi, magari per paura di essere giudicate male, per il timore che la propria umanità possa essere equivocata come scarso amore materno. Ecco, secondo me sarebbe importante rendere noto che un momento tanto indelebile nella vita, è un momento che include delle tonalità fosche (oltre a quelle bellissime).
Che è normale. Che non siamo sbagliate. Che non siamo sole. Che non si tratta solo della stanchezza a star dietro ai pargoli (chi l’avrebbe mai immaginato, che non sarebbe stato rilassante come un soggiorno in un resort di lusso), ma di una forza creatrice talmente potente da modificare l’inclinazione del nostro asse interiore. Che è una cosa straordinaria e spaventosa insieme, alla quale essere un po’ più preparate male non fa.
 
Cosa pensi debba cambiare nel modo di informare le donne riguardo le mestruazioni e la gravidanza?
 
Credo che, oggigiorno, ci siano moltissimi canali per accedere a informazioni anche di discreta qualità su entrambi gli argomenti (questo vale nella nostra cornice culturale, ovviamente, se ci spostiamo ad altre latitudini la situazione è estremamente più critica, basti pensare allo stigma che le mestruazioni rappresentano ancora in molti paesi – spesso in relazione alle religioni – e alla Period poverty che, comunque, è un problema anche da noi, più di quanto si immagini).
Detto ciò, penso che sarebbe ora di cambiare la cultura del corpo, lo sguardo che gli rivolgiamo. Imparare a conoscerlo invece di giudicarlo. Accoglierlo e scoprirlo, invece di alimentare disagi e repulsioni. Studiarlo, nel caso del corpo femminile, poiché alcuni suoi funzionamenti (o malfunzionamenti) sono ancora poco noti, dato che per la scienza il corpo standard è quello maschile. Mestruazioni, gravidanza, menopausa, piacere sessuale, sono tutti temi di cui dovremmo discutere di più e meglio, per comprenderli davvero, normalizzarli e liberarli da una quantità imponderabile di falsi miti e pregiudizi.

 

ANTONELLA PATALANO




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