Storie da ciclo

“Sei diventata una donna”. Questo è quello che tutte, nelle sue diverse varianti, ci siamo sentite dire alla comparsa delle prime mestruazioni. Tra grandi aspettative, un po’ di paura e più o meno consapevolezza, tutte abbiamo atteso il momento del menarca.

Sanciva ufficialmente, a detta degli adulti e delle amiche con qualche anno di più, l’ingresso nella vita degli adulti: forse non è sempre chiaro che la comparsa delle mestruazioni coincida con il principio della fertilità femminile o, meglio, con la potenzialità biologica di procreare. In quei mesi tutte abbiamo affrontato vistosi cambiamenti esteriori, imparando a riconoscerci anche in un corpo che cambia: il fisico inizia ad assumere forme più definite, le dimensioni del seno aumentano e spuntano i primi peli.

 

Abbiamo pensato di domandare ad alcune delle nostre follower di raccontarci storie connesse al menarca che abbiano vissuto in prima persona oppure no. E allora, a voi la parola.

Claudia ci racconta: «Ricordo benissimo la mia prima mestruazione. Un giorno, quando avevo poco più di dieci anni, in bagno urlai di gioia. Ero diventata adulta; presto, però, l’entusiasmo scemò, sommerso dai problemi che avrei dovuto affrontare, in primis l’accettazione sociale. Altre bambine della mia età, che ancora non avevano avuto le mestruazioni, mi prendevano in giro: ho ancora ben chiara l’ansia con la quale nascondevo gli assorbenti nelle tasche del grembiule di scuola.

Tutto migliorò, però, quando alle medie incontrai amiche con le quali confrontarmi e ridere, facendo a gara per chi aveva vissuto l’episodio peggiore».

Stephanie interviene e dice: «Io sapevo benissimo che cos’era il ciclo: avevo accompagnato mille volte mia zia e mia mamma in bagno. Conoscevo la differenza tra tamponi e assorbenti; più volte, lontano dal mio menarca, ho provato a usare un assorbente, un fallimento totale.

Poi, un pomeriggio, mentre facevo sport, ho sentito degli strani crampi alla pancia, che il giorno dopo diventarono più intensi. In bagno, vidi l’acqua del gabinetto tingersi di rosso: “È finita”, pensai. “Sto perdendo l’intestino!”. Mia madre rise della mia affermazione e poi, commuovendosi, salutò il mio ingresso nel mondo dei grandi.

Lì per lì ho sentito una grande nostalgia (non ero più una bambina: avrei ancora potuto continuare a giocare?, mi domandavo) ma anche una grande curiosità: non potevo aspettare di controllare la situazione in bagno!».

E infine, Diana, ci racconta di sé e di una vecchia compagna di scuola: «Era la terza media e stavo chiacchierando con una amica che era arrivata nella mia scuola da poco. Quando suonò la campanella dell’intervallo, ci alzammo per uscire e vedemmo una enorme chiazza di sangue sulla sedia: ricordo la sua espressione imbarazzata. Al contrario di quello che tutti potrebbero aspettarsi, nessuno ironizzò, neanche i maschi. Mi sorprese moltissimo che questo fatto venisse considerato con la normalità che gli appartiene e ne fui contenta: a tutti interessava solo che lei stesse bene!

Quanto a me, ho avuto un arrivo delle prime mestruazioni tutto da ridere. Stavo dormendo e fui svegliata dall’improvviso urlo di mia zia: indicava una macchia di sangue sul mio lenzuolo. Mi fecero correre in bagno e io non ressi alla vista di tutto quel rosso: svenni, picchiando la testa contro la vasca da bagno. Quando mi risvegliai, ancora un po’ frastornata, mi spiegarono che era tutto normale: erano solo le mestruazioni!».

 

In tutte le storie che vi abbiamo proposto, e in altre che abbiamo ascoltato, c’è sempre il riferimento alla paura di ammettere pubblicamente di avere il ciclo. Questa è sicuramente la conseguenza di anni di tabù, a cui alle donne è stato insegnato a non pronunciare mai la parola mestruazioni: ma le cose, per fortuna stanno cambiando. È il 2021, e mentre l’umanità si prepara a superare i confini persino del proprio pianeta, aiutiamoci a vivere il ciclo con la normalità che merita: non nascondiamo gli assorbenti, né vergogniamoci delle macchie di sangue. Potremmo persino avere delle sorprese, come nel racconto di Diana, e incontrare persone che ci dimostrano che il tabù è solo nella nostra testa.




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