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IVA sugli assorbenti: com'è cambiata e dove siamo oggi

IVA sugli assorbenti: com'è cambiata e dove siamo oggi


Per anni gli assorbenti in Italia sono stati tassati come beni di lusso. Ecco la situazione aggiornata al 2026, come si è arrivati a oggi, e perché il dibattito è di nuovo acceso in Parlamento.

Quanta IVA si paga sugli assorbenti in Italia nel 2026

Nel 2026 assorbenti, tamponi e coppette mestruali sono soggetti in Italia a un'aliquota IVA del 10%, la stessa applicata, ad esempio, all'energia elettrica, al gas o ad altro.

Non esiste più alcuna distinzione tra prodotti tradizionali e prodotti in cotone biologico, compostabili o riutilizzabili: dal 2024 tutti i prodotti mestruali sono tornati ad avere la stessa aliquota, indipendentemente dal materiale o dalla composizione e dall'impatto ambientale.

Il percorso per arrivare a questa situazione è stato piuttosto tortuoso. Fino al 2021 l'aliquota era quella ordinaria del 22%, la stessa riservata ai beni considerati non essenziali. Nel 2022 il governo Draghi l'ha abbassata al 10%. Con la prima legge di bilancio del governo Meloni, quella per il 2023, l'aliquota è scesa ulteriormente al 5%. La riduzione, però, è durata solo un anno: con la legge di bilancio 2024 il governo ha fatto marcia indietro, riportando l'aliquota al 10% dal gennaio 2024, dove resta ancora oggi.

Situazione attuale (2026)

IVA al 10% su tutti i prodotti mestruali: assorbenti, tamponi, coppette mestruali, senza alcuna distinzione tra prodotti tradizionali e prodotti in cotone biologico, compostabili o riutilizzabili. Aliquota in vigore dalla legge di bilancio 2024 (L. 213/2023), che ha modificato la Tabella A, parte II-bis, del DPR 633/1972.

Cos'era la tampon tax e perché ha fatto discutere

Il termine "tampon tax" nasce nel dibattito anglosassone per descrivere l'applicazione di aliquote IVA elevate sui prodotti mestruali, trattati fiscalmente come beni voluttuari anziché come beni di prima necessità.

La critica di fondo è semplice: le mestruazioni non sono una scelta. Chi mestrua non può rinunciare ai prodotti mestruali come potrebbe rinunciare a un bene superfluo. Tassarli con aliquote elevate significa applicare un costo aggiuntivo che colpisce in modo esclusivo una parte della popolazione, storicamente le persone con utero, per una funzione biologica involontaria.

Il tema ha guadagnato attenzione mediatica e politica a partire dalla metà degli anni 2010, con campagne in molti paesi europei che chiedevano l'abolizione o la riduzione della tampon tax. In Italia una raccolta firme promossa da Coop, dal collettivo Onde Rosa e dall'associazione Tocca a noi aveva raccolto oltre 650.000 adesioni, contribuendo a portare il tema in Parlamento.

Come è cambiata l'IVA sugli assorbenti nel tempo

Ricostruendo la cronologia in Italia:

  • 1973: introduzione dell'IVA sugli assorbenti al 12%, considerati beni non essenziali fin dall'origine
  • Fino al 2021: aliquota ordinaria al 22%, la più alta prevista dalla normativa IVA italiana
  • 2022 (governo Draghi, L. di bilancio 2022): riduzione al 10%, primo riconoscimento parziale della questione
  • 2023 (L. 197/2022, governo Meloni): ulteriore riduzione al 5%, estesa anche a pannolini, latte e preparazioni per l'infanzia.
  • Dal 2024 (L. 213/2023, legge di bilancio 2024): ritorno al 10%, motivato dal governo con la constatazione che il taglio dell'anno precedente non si era tradotto in un calo dei prezzi al consumo.

Una coincidenza che ha rilanciato la discussione: a partire dal 1° gennaio 2026 un decreto del governo riduce al 5% l'IVA su opere d'arte, oggetti d'antiquariato e da collezione. Significa che, almeno sulla carta, l'acquisto di un'opera d'arte sarà fiscalmente meno gravato dell'acquisto di un assorbente.

La situazione in Europa

Il panorama europeo è eterogeneo. Negli ultimi anni molti paesi hanno ridotto o azzerato l'IVA sui prodotti mestruali, spesso in seguito a pressioni pubbliche e campagne legislative.

Paese Aliquota IVA prodotti mestruali
Germania 7% (ridotta dal 19% nel 2020)
Francia 5,5%
Spagna 0% (dal 2023)
Regno Unito 0% (dal 2021)
Scozia Prodotti mestruali gratuiti per legge (dal 2022)
Italia 10% su tutti i prodotti mestruali

Oltre ai paesi in tabella, hanno scelto la via dell'abolizione o della riduzione dell'IVA su questi prodotti anche Cipro, Irlanda, Malta e Polonia, così come, fuori dall'Unione Europea, Australia, Canada, Kenya e Nuova Zelanda. La Scozia resta il caso più radicale: dal 2022 è il primo territorio al mondo a garantire per legge l'accesso gratuito ai prodotti mestruali nei luoghi pubblici, nelle scuole e nelle università.

Perché il governo è tornato al 10% per tutti i prodotti

La scelta di riportare l'aliquota al 10% nel 2024, cancellando la differenza che per un anno aveva premiato i prodotti compostabili e riutilizzabili, è stata motivata dal governo con un argomento legato ai prezzi: secondo l'esecutivo, il taglio dell'IVA del 2023 si era tradotto solo in parte in un risparmio reale per le consumatrici, perché molti operatori avevano alzato i listini assorbendo il vantaggio fiscale. Una lettura contestata da diverse associazioni, secondo cui il problema andrebbe risolto con un monitoraggio dei prezzi, non rinunciando alla riduzione dell'aliquota.

Le ultime notizie: il DDL Ternullo e la proposta di maggio 2026

Il dibattito, però, non si è chiuso. Il 22 maggio 2026 è stato depositato in Senato un disegno di legge a prima firma della senatrice Daniela Ternullo (Forza Italia), con il sostegno della capogruppo Stefania Craxi, con due obiettivi precisi: ridurre l'IVA dal 10% al 5% e modificare l'articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) per inserire i prodotti per l'igiene femminile tra le voci ammesse ai piani di welfare aziendale, consentendo così ai datori di lavoro di erogarli in esenzione fiscale alla generalità dei dipendenti.

La proposta stima un minor introito per lo Stato di circa 41,69 milioni di euro l'anno, interamente coperto con il Fondo speciale di parte corrente del MEF. Secondo le stime di Forza Italia, la riduzione al 5% comporterebbe un risparmio superiore ai 200 euro per le famiglie italiane nel corso della vita fertile. Al momento si tratta di una proposta in discussione, non di una norma in vigore.

Cosa aspettarsi: i prossimi passi

La storia della tampon tax in Italia insegna che il percorso legislativo è lungo e non lineare. Ci sono tre scenari plausibili.

Tre scenari possibili

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Iter ordinario in commissione

Il percorso più lento. Un DDL assegnato alla Commissione Salute del Senato può impiegare mesi o anni prima di arrivare in aula. La maggioranza non è obbligata a calendarizzarlo. In questo caso nessuna modifica prima del 2027.

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Inserimento in legge di bilancio (autunno 2026)

Lo scenario più probabile se la proposta prende momentum. È la stessa Ternullo ad averlo indicato come piano B: «se i tempi sono lunghi, faremo in modo di inserirlo nella legge di bilancio. Non deve finire sul binario morto.» Il precedente del 2023 dimostra che una riduzione simile è già stata fatta. Se passa, entrerebbe in vigore dal 1° gennaio 2027.

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Inerzia

Da non escludere: nel 2024 quella stessa riduzione è stata cancellata con la motivazione che non aveva abbassato i prezzi reali. Il governo potrebbe valutare lo stesso argomento per non riaprire il dossier.

Un elemento nuovo rispetto al passato è la doppia natura della proposta: non solo IVA, ma anche welfare aziendale. L'inserimento dei prodotti per l'igiene femminile tra le voci ammesse ai piani di welfare aziendale è una misura che non richiede necessariamente una variazione di gettito fiscale nazionale e potrebbe trovare più facilmente consenso trasversale, incluso quello delle imprese.

FAQ sull'IVA sugli assorbenti

Quanta IVA si paga sugli assorbenti in Italia nel 2026?

Il 10%, su tutti i prodotti mestruali senza eccezioni: assorbenti tradizionali, assorbenti in cotone biologico, tamponi e coppette mestruali. L'aliquota è in vigore dalla legge di bilancio 2024 (L. 213/2023), dopo che per un solo anno (2023) era scesa al 5%.

Cosa si intende per tampon tax?

Con "tampon tax" si indica l'applicazione di aliquote IVA elevate sui prodotti mestruali, storicamente classificati come beni non essenziali anziché di prima necessità. Il termine è diventato il simbolo di una campagna internazionale per la riduzione o l'eliminazione di questa tassazione.

In quali paesi europei l'IVA sugli assorbenti è zero?

Il Regno Unito ha azzerato l'IVA sui prodotti mestruali nel 2021, la Spagna nel 2023. Anche Cipro, Irlanda, Malta e Polonia hanno scelto aliquote ridotte o nulle. La Scozia è andata oltre, rendendo i prodotti mestruali gratuiti per legge dal 2022.

C'è una proposta per ridurre di nuovo l'IVA sugli assorbenti?

Sì. Il 22 maggio 2026 è stato presentato in Senato il DDL Ternullo, che chiede di riportare l'aliquota al 5% e di inserire i prodotti per l'igiene femminile nei piani di welfare aziendale. La proposta è ancora in discussione e non è al momento legge.

Quando potrebbe cambiare l'IVA sugli assorbenti?

Lo scenario più probabile, se la proposta avanza, è un inserimento nella legge di bilancio da discutere in autunno 2026, con eventuale entrata in vigore dal 1° gennaio 2027. Non è però garantito: la maggioranza non è obbligata a calendarizzare il DDL, e il precedente del 2024, quando la riduzione al 5% del 2023 è stata cancellata, mostra che le inversioni di rotta sono possibili.

Cosa si intende per povertà mestruale?

La povertà mestruale indica la difficoltà di accedere a prodotti mestruali per ragioni economiche. Riguarda una parte della popolazione in Italia e in molti altri paesi e ha conseguenze concrete sul benessere, sulla frequenza scolastica e sulla qualità della vita delle persone coinvolte.